Real-Barcellona, due modi diversi di fare calcio

di Luca Paradiso - Jul 2nd, 2009 Categoria Calcio, Sport.

In comune Real Madrid e Barcellona hanno solo la nazionalità. Per il resto sono quanto di più diverso si possa pensare. I blancos rappresentano la capitale, fu la squadra che durante il governo del caudillo Franco rappresentò il potere. Il Barcellona è la Catalogna, da sempre in contrasto con il governo centrale: la fascia da capitano che Puyol indossa ogni domenica testimonia il forte orgoglio regionale del club.

A livello calcistico altrettanto marcate sono le differenze. Real Madrid squadra delle stelle internazionali, dei grandi giocatori acquistati in giro per il mondo (da Di Stefano e Puskas a Kakà, Ronaldo e Benzema), Barcellona, invece, scuola di calcio con grande attenzione alla crescita dei talenti (basta leggere la rosa del Barca recente campione d’Europa, formata in gran parte da giocatori cresciuti nelle giovanili). Le sfide calcistiche ed extracalcistiche degli anni passati hanno reso la rivalità qualcosa di leggendario. Fin dall’inizio i due club furono visti come rappresentanti delle due regioni rivali in Spagna, Castiglia e Catalogna. Poi gli screzi, come nel caso del passaggio di Di Stefano al Barcellona, bloccato da un decreto del governo che impose al calciatore argentino di alternare una stagione con il Real a uno con il Barca. Soluzione non accettata dal club catalano. Di Stefano andò al Real e ne fece la storia. Oppure il più recente caso di Figo, simbolo blaugrana acquistato dal Real Madrid e salutato dal Camp nou con il lancio di una testa di maiale.

Il mercato 2009 sta aumentando queste dissomiglianze: due club davvero agli antipodi. Il Real Madrid che spende cifre folli per campioni già affermati, nel tentativo di recuperare quel gap che, attualmente, lo distanzia dai rivali storici blaugrana. Il Barcellona che invece, attento al bilancio, malgrado sia ritenuto il terzo club più ricco del mondo, cerca con oculatezza le pedine necessarie per rendere ancora più forte una squadra straordinaria. E lo fa guardando a quel Fabregas, cresciuto nel Barcellona, prima di prendere il volo per Londra e affermarsi nell’Arsenal, ancora sedicenne. Un ritorno in patria che renderebbe il centrocampo della squadra di Guardiola superlativo.

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