A Cannes, nel 1994, quando il Presidente della Giuria del Festival era il “grande vecchio” Clint Eastwood, re di un cinema costruito su poche parole, ma di eccelso spessore, secondo le previsioni della maggior parte dei critici cinematografici avrebbe vinto un film di stampo tradizionale, probabilmente francese o inglese. Il giorno dopo la premiazione, sulle prime pagine dei quotidiani troneggiava il titolo «Una pioggia di sangue sulla Palma d’Oro»: il vincitore era Pulp Fiction, una pellicola che dirompentemente saliva alla ribalta sconquassando la storia della cinematografia con un tributo ai fumetti pulp della famosa collezione anni ’50 di Quentin Tarantino.
La trama, che incedeva in senso circolare, concludendosi con un finale che diventava la scena iniziale, sarebbe rimasta indimenticabile così come la colonna sonora azzeccatissima. Tra sangue, droga, violenza, colori allucinati e dialoghi continui, il vincitore era il male dentro la valigetta che si apriva, non a caso, con la combinazione 666, il numero dell’anticristo.
Travolta, dopo avere sparato involontariamente a un ragazzo in automobile, veniva spogliato completamente e lavato nel giardino di un amico interpretato da Tarantino. Quindi arrivava Harvey Keitel in smoking, nei panni di Mr. Wolf, per risolvere i “problemi”, reduce dall’aver impersonato “il pulitore” nel film Nome in codice: Nina. In una delle scene destinate a diventare un cult, un John Travolta rispolverato e completamente rinnovato – grazie a un’operazione di rilancio tipica del regista americano – duettava ballando il twist con Uma Thurman, a ricordo del primo Batman del ’66.
In questa pellicola vietata ai minori di 18 anni fino al ’97, poi ridotti ai 14 anni, in particolare per le scene di violenza e di droga, famosa era la scena della siringa. John Travolta, che praticò l’iniezione alla Thurman, stava guardando alla televisione dei cartoni animati della Warner Bros, passatempo abituale di Tarantino.
Il valore del film è determinato da numerosi fattori, a partire dall’originalità della trama e dai tributi alla storia della cinematografia. Un altro esempio è quello di Bruce Willis, che impersonava il pugile Butch, nome del pugile interpretato da Jack Lemmon nel film Fronte del Porto. Tra dialoghi surreali, dettagli, look e armi, vinse l’Oscar nel 2005 per la sceneggiatura. Ecco quindi come i pulp americani considerati di serie B sono stati rivalutati da Quentin Tarantino, un regista di serie A.
Foto in licenza CC attribuzione

