Yoshimi Matsubara (Hitomi Kuroki) è una donna giapponese nel bel mezzo di un divorzio e con la figlioletta Ikuko (Rio Kanno) a carico. E’ costretta ad affrontare lavoro, un trasloco e la cura della bambina completamente da sola.
Ma non è nulla al confronto di quello che troverà nel fatiscente palazzo della nuova abitazione. Enormi macchie di umidità che compaiono senza ragione, passi di bambini che provengono da un appartamento abbandonato e la dolce Ikuko vittima di inspiegabili incidenti. Si tratta ovviamente delle azioni di una presenza maligna: scoperta la terribile verità, Yoshimi si sacrificherà per il bene della figlia.
Quando si tratta di film horror, Hideo Nakata difficilmente sbaglia un colpo e Dark Water (uscito nel 2002, quattro anni dopo il celebre The Ring) ne è un’ulteriore conferma. Di primo acchito la pellicola potrebbe sembrare l’ennesima ghost story, ma è tutt’altro.
E’ al 90% un film drammatico. Non a caso lo svolgimento degli eventi è lentissimo (a volte troppo, alcune sequenze sarebbero potute benissimo essere accorciate), in modo tale da concentrare l’attenzione dello spettatore sulle difficoltà che Yoshimi è costretta ad affrontare, immersa nel degrado del claustrofobico palazzo in cui abita. Senza dimenticare il tema portante della pellicola: la crudele indifferenza che spesso gli adulti esibiscono nei confronti dei bambini.
Il substrato orrorifico è solo la cornice del malinconico ritratto offerto dal film, che non intende neanche demonizzare il fantasma della bambina che disturba l’esistenza delle due donne; in fondo la sua tragedia è stata il risultato di un’ingiustizia e pretende solo quello che le sarebbe spettato anni prima: l’affetto materno.
Con ottimo tempismo è stato girato un poco memorabile remake americano nel 2005, in cui Jennifer Connelly ha interpretato il ruolo della madre.
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