Le ricerche effettuate dalla ‘Mare Oceano’ hanno dato esito negativo: niente rifiuti tossici nei fondali antistante Maratea. La bella cittadina lucana, soprannominata la ‘Perla del Tirreno’ può tirare un sospiro di sollievo.
Le indagini erano partite per indicazione della Procura calabrese e della Procura lucana le quali, dopo le rivelazioni del pentito della ‘ndrangheta Francesco Fonti, sospettavano affondamenti di navi con carico di rifiuti tossici. Le Procure erano riuscite a segnalare due aree marine ben definite (un totale di 28 miglia quadrate) grazie alle segnalazioni dei pescatori, in passato più volte avevano lamentato che in quei tratti di mare le loro reti s’incagliavano spesso.
La ‘Mare Oceano’ ha scandagliato le due aree marine indicate dalle Procure senza rinvenire tracce di rifiuti radioattivi. Il mare, però, nascondeva altri segreti: uno scafo di 20 metri e un giacimento di circa 200 anfore. L’imbarcazione non è presente nei registri dei sinistri marittimi e non è stato possibili identificarla, s’ipotizza che sia affondata per un incendio a bordo. A 600 metri di profondità giacevano inoltre circa 200 anfore di età greco-romana. Un’ altra testimonianza di come in Età Romana le coste lucane fossero spettatrici di fluenti commerci avvenuti tra il III e il II secolo a.c.
Nonostante non siano stati trovati relitti con carico di rifiuti radioattivi, l’allerta resta alta. Le indagini continuano.
Carmelo Molfetta
Foto in licenza Creative Common: mozzercork’s


si, ma la mare oceano di chi e’?
qualcuno si e’ dato pena di cercare informazioni:
http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/11/mills-nella-rete-dei-trafficanti.html