L’incredibile vicenda di Marco De Santis

di Andrea Onori - Dec 4th, 2009 Categoria Attualità.

le28099incredibile-vicenda-di-marco-de-santisNonostante due vertebre rotte e l’invalidità, Marco De Santis, ha l’obbligo di recarsi a Gussago (10 km dalla sua abitazione) per continuare l’obbligo di firma presso la stazione dei Carabinieri. L’uomo, nato nel gennaio del 1963 e residente ad Ospitaletto, ha avuto una vicenda spiacevole con alcuni carabinieri del posto.

Ha vissuto e continua a vivere in funzione di quella brutta storia. Impossibile da dimenticare visto che ancora oggi ne paga le conseguenze. Uno dei tanti casi di insuccesso di tutte le istituzioni italiane e di una società malata, violenta e individualista. Marco è invalido e ciò che gli è successo gli ha distrutto la vita. Lo ha portato alla depressone, allo sciopero della fame e ha tentato anche a farla finita per sempre. “ Ero un uomo onesto, padre di tre figli. I carabinieri di Ospitaletto mi hanno trasformato in un criminale” dice Marco.

Marco è sposato da 23 anni. La lunga e triste vicenda inizia la sera del 25 febbraio 2009, durante una normale lite con mia moglie.” Quest’ultima, dopo il bisticcio, sbatte la porta ed esce di casa. “Io non l’avevo neanche sfiorata con un dito. Era una semplice lite tra moglie e marito, precisa Marco. Dopo 10 minuti, l’arrivo dei Carabinieri di Ospitaletto che lo invitavano a seguirlo in caserma dato che il Maresciallo, da più di qualche tempo, voleva parlare con lui. Esce tranquillamente da casa, accompagnato dalla madre e da due carabinieri.

La caserma è vicinissima. Basta attraversare la strada. Un carabiniere “mi spinge con violenza per terra” e come nei film polizieschi, con la faccia sull’asfalto e il ginocchio del carabiniere sulla schiena, Marco viene ammanettato. Non mi spiego ancora oggi il perché di questa scena da film in mezzo alla strada con le macchine che si fermavano e la gente che guardava” racconta.

Questo è solo l’inizio. La storia non finisce qui. Quello che Marco denuncia, come un fiume in piena, è davvero assurdo. Come hanno raccontato molte persone, che hanno avuto a che fare con alcuni agenti che abusano del loro potere, non possono non esserci le botte e maltrattamenti. Sono violazioni dei diritti umani, secondo le leggi internazionali. Sono torture inaccettabili per la convenzione internazionale firmata anche dall’Italia. Marco viene portato nell’anticamera e lì “in cinque o sei carabinieri hanno iniziato un pestaggio pazzesco. Calci, pugni e manganelli”.

Solo dopo una decina di minuti Marco si rialza stordito. Insanguinato, viene portato immediatamente all’ospedale Sant’Anna.In auto mentre mi accompagnarono in Ospedale mi consigliavano di non dire quello che era veramente accaduto” narra Marco. Doveva restare muto e sopportare. Al pronto Soccorso disse che era caduto dalle scale e per questo motivo, una volta usciti dall’ospedale, i carabinieri si complimentarono con Lui.

Dopo vari giri tra le caserme di Ospitaletto e di Gussago, “mi hanno rimesso in macchina e a sirene accese e di corsa mi hanno portato nel carcere di Cantomondello. Mi hanno consegnato ad un agente della Polizia Penitenziaria che continuava a spingermi e darmi calci e pugni da dietro.”

Dopo tre giorni viene convocato da un Giudice e, dopo aver raccontato la sua storia, Marco viene riportato in carcere, in attesa di trovare un posto dove poter scontare la pena agli arresti domiciliari. Trascorre due mesi a Brescia, presso la casa di suo fratello. “Dolori fisici a parte, quelli morali sono peggio. Ancora oggi non riesco a capire il perché sono stato ridotto in quel modo. Ma soprattutto cosa ho fatto per essere pestato a sangue?”

Uscito dagli arresti domiciliari, il giudice impediva a Marco di tornare a vivere dalla sua famiglia che lo attendeva. “Ho dovuto trovare un appartamento, con tutte le spese che comporta, da un’altra parte” dice marco.

Una giorno decide di fare un giro con la macchina ad Ospitaletto, dove c’è la sua vita. “Avevo chiesto per telefono a mio figlio maggiore, di trovarmi una cosa che mi serviva, mentre io attendevo sotto casa.” Quando Marco sta per ripartire, viene fermato da due carabinieri. I soliti, quelli del pestaggio. “Io ero in regola al 100 % ma, appena il Carabiniere si è avvicinato alla mia auto, mi ha detto che io ad Ospitaletto non dovevo più tornare.” Con un fare minaccioso gli disse: “ Vieni in caserma che ti finiamo di rovinare noi”.

Questa volta, all’interno della caserma, non c’è stata violenza fisica. Non lo hanno toccato. Ma hanno ferito la sua sensibilità, come ferisce la nostra ascoltando questo racconto. “Invalido di merda, non vali un cazzo , sei un invalido fallito , e adesso ti diamo il colpo finale” queste sono alcune umiliazioni che racconta di aver subito Marco.

Prima di essere raggiunto dalle forze dell’ordine, Marco guidava con la cintura. Ma secondo i carabinieri non è così. Aveva le due mani nel volante. Secondo gli agenti aveva il telefonino in mano. Per finire, Marco ha fatto anche la prova del palloncino. “Ho sentito il profumo di qualcosa di alcolico” all’interno, “gli ho solo chiesto a cosa serviva l’alcol messo lì dentro. Il risultato era scontato” La risposta? “ Ci serve per toglierti la patente, così non ci rompi più i coglioni”.Così, ha subito anche il ritiro della patente per un lungo periodo.

“Non mi sono mai sentito così umiliato nella vita”. Si è sentito tradito dalle forze dell’ordine, coloro che dovrebbero proteggere la nostra sicurezza e la sicurezza di Marco. “Piangendo come un bambino, ferito a morte, sono ritornato a casa.”

Marco ha chiesto aiuto a molte persone. Sino ad ora, nessuno gli ha dato ascolto. Chiede solo giustizia. Spera che queste cose non succedano mai più. Marco è depositario di diritti fondamentali come tutti noi e non può subire un abuso di potere. “In questi anni ho avuto tanto a che fare con carabinieri educati e corretti. Perché quelli di Ospitaletto sono particolari?” Succede che più di qualche mela marcia, abusa del più debole e indifeso. Ma poi, china il capo ai grandi boss mafiosi per paura di subire ciò che ha subito Marco.

Onori Andrea
Foto in licenza CC, Attribuzione, di Alessio85

4 Responses for “L’incredibile vicenda di Marco De Santis”

  1. Sergio da Taranto says:

    Se ciò che Marco ha subito, io l’ho documentato con un video ed il P.M. ha chiesto l’archiviazione..credo che…
    -ci sia poca speranza di avere giustizia
    -quelli di Ospitaletto, non sono particolari.

  2. Rosanna Carpentieri says:

    Ancora intimidazioni per Marco De Santis: larvate minacce di chiusura del gruppo facebook fondato a sua tutela:S.O.S. per Marco a rischio di morte come Stefano Cucchi.

    La fondatrice del gruppo facebook :http://www.facebook.com/group.php?g… rende noto che pochi giorni fa, con atto illegittimo e sicuramente abnorme, il signor De Santis è stato convocato dai Carabinieri di Gussago, per sentirlo riferire di tutti i suoi contatti e mail e del gruppo fondato su facebook nato a tutela della sua incolumità, dell’habeas corpus e di tutti i diritti umani, di chiunque venissero lesi da abusi e soprusi delle forze dell’ordine. Ad una capziosa ed immotivata richiesta d’informazioni riservate non concedibili, in teoria, a chicchessia è seguita la larvata minaccia ed intimidazione a Marco De Santis , di chiusura del gruppo, in quanto -udite!udite! - secondo il malriposto parere de Carabinieri di Gussago ci sarebbero nel gruppo “molti elementi di estrema sinistra”.
    E con ciò? Vogliono ancora macchiarsi di vergogna ed altri abusi?
    Lo facessero ma, non pensino di restare impuniti ad oltranza , inventandosi per giunta notizie false e tendenziose.
    Il Giudice dibattimentale presso il Tribunale di Brescia dovrà essere informato di questa singolare richiesta dei Carabinieri di Gussago, della verbalizzazione e delle intimidazioni che sono seguite.
    Intanto, la fondatrice del gruppo fb chiederà in via preventiva immediate verifiche della polizia postale sull’assoluta democraticità, trasparenza e vocazione alla tutela dei diritti umani e del caso-limite Marco De Santis, ed annuncia denuncia-querela in proprio e da parte di tutti gli iscritti,contro i Carabinieri di Gussago, qualora questi ultimi volessero ricorrere a simili illegali e vessatorie ritorsioni trasversali,nei confronti di Marco De Santis e dei suoi quattromila sostenitori, non ancora paghi di quanto già hanno perpretato attentando alla vita di Marco .
    Invito tutti i cittadini a visitare il gruppo fb, e a postare le loro opinioni in questa ed in ogni sede, sia mediatica che istituzionale.
    Grazie.
    Rosanna Carpentieri

  3. Rosanna Carpentieri says:

    Leggete per cortesia questa notizia con invito a diffonderla.
    http://www.agoravox.it/attualita/cronaca/article/s-o-s...
    Ha fatto il giro delle procure italiane, ma non sulla stampa.
    Quest’uomo è in pericolo.
    Questo il testo della denuncia inviata dappertutto:
    Oggetto: Esposto-articolo recante la notitia criminis concernente varie fattispecie di reato a carico di alcuni Carabinieri della Caserma di Ospitaletto (Brescia) in danno di Marco De Santis
    Con il presente articolo-esposto (http://www.agoravox.it/attualita/cronaca/article/s-o-s…) che si allega quale parte integrante della presente denuncia , si segnala a tutte le istituzioni in indirizzo, al fine di attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l’ordinamento in vigore fa obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis concernente gli abusi di potere, le violenze fisiche , l’istigazione al suicidio, le violazioni dell’habeas corpus, dei diritti umani e delle garanzie di essi sancite dalla Costituzione della Repubblica Italiana, in danno di Marco De Santis.
    Si rappresenta la particolare gravità del caso e l’urgenza d’intervenire con la massima tempestività, in quanto il 12 dicembre la vittima ha un’udienza e sino a quella data può succedere di tutto,
    persino la sua eliminazione fisica, per insabbiare il suo caso, come insegnano le peggiori dittature alla Pinochet.
    Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare che esaminati i fatti di cui sopra e di cui all’articolo allegato, procedano nelle forme previste nei confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che riterranno sussistere nella concreta fattispecie e contestualmente si richiede che sia riconosciuta con un regolare e celere processo l’innocenza o meno di Marco De Santis.
    Gli esponenti richiedono altresì di essere avvisati in caso di archiviazione da parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
    Italia, 01/12/2009 Firme
    Marco De Santis (marcods34@hotmail.it)
    Rosanna Carpentieri (r_carpentieri@infinito.it)
    Antonini Simone
    Nadia De Luzio (nadezna2@hotmail.it)
    Rino Monterisi
    Giuseppe D’Alterio
    Valentina Pasquinelli
    Roberto Cesano
    Luca Bazzurri
    Sergio Murolo (CE) (phantomitalia@interfree.it)
    Antonio Dragone
    Giuseppe Invernizzi (PV)
    Stefano Longo
    Achille Vetere (BG) (achillealbasso@hotmail.it)
    Pietro Sciacca (pietrosciacca@gmail.com)
    Fabio Chinca
    Maria Francesca Cappai
    Aldo Infuso (Fondatore:Verità e giustizia per Stefano Cucchi 60.000 firme)
    Rosanna Pilolli
    Carlos Gomez
    Comitato sangiorgese “Cittadini per la trasparenza e la Democrazia”
    (cosangior.citrademo@libero.it)
    Tutti i 1500(ora 3280) aderenti al gruppo pubblico facebook:
    S.O.S. per Marco, a rischio di morte per violenze come Stefano Cucchi
    http://www.facebook.com/group.php?gid=184319686922

  4. Rosanna Carpentieri says:

    Questo l’appello inviato al Presidente della Repubblica

    Signor Presidente,
    come cittadini e come associazioni e comitati impegnati in vari settori, in ambito sia nazionale che internazionale, desideriamo richiamare la Sua attenzione e chiedere il Suo immediato intervento in favore di Marco De Santis di Brescia, sottoposto a gravissime violenze fisiche, sevizie, abusi di potere da parte dei Carabinieri della Caserma di Ospitaletto (Brescia), nonchè vittima di una prassi persecutoria e intimidatoria di sostanziale istigazione al suicidio, con la distruzione dell’abitacolo del suo veicolo, la sospensione prima ed il ritiro poi di una patente per invalidi, con la permanenza in carcere e poi concessione dei domiciliari, con obbligo di firma.
    Oltre ai reati non perseguiti d’inqualificabili esponenti di forze dell’ordine che inconsapevoli del valore della loro divisa ed ignoranti del fatto di essere in uno Stato di diritto e di doversi attenere alle leggi elementari dell’habeas corpus e dell’inviolabilità dell’integrità personale - quel diritto che ogni uomo ha per nascita, anche in un carcere, anche in un ufficio di polizia, anche in una manifestazione di piazza, di essere rispettato dalle autorità di sicurezza o penitenziarie nella sua integrità psicofisica - hanno ritenuto di mettere in atto per futili motivi ai danni di un invalido una faida violenta degna della peggiore cosca camorristica in divisa, il signor De Santis Marco lamenta anche la tiepida sensibilità giuridica (oltre che umana, ma di umanità non disquisiamo, ci atteniamo alle leggi garantistiche) di un giudice che gli ha concesso i domiciliari con obbligo di firma, ignorando tamquam non esset un certificato medico che a causa delle fratture alla colonna vertebrale impone al De Santis l’assoluto riposo in attesa d’intervento, pena il rischio di paralisi irreversibile degli arti inferiori.
    Non sappiamo di cosa sia accusato Marco De Santis, perchè sia stato in carcere ed è ora ai domiciliari, quale sia la sua imputazione e quando sarà processato.
    Non lo sappiamo noi e non lo sa neppure la vittima di questa stupefacente ma gravissima vicenda.
    Questo aggrava la posizione delle autorità inquirenti, in ogni caso: in Italia, nel nostro Stato di diritto vige la presunzione di non colpevolezza sino a sentenza definitiva passata in giudicato.
    Ci chiediamo e Le chiediamo: ne sanno qualcosa i Carabinieri della Caserma di Ospitaletto (BS) e il suo Luogotenente? Oppure, ne sa qualcosa il Tribunale di Brescia?
    Con questa lettera ci rivolgiamo a Lei, signor Presidente della Repubblica, perché tempestivamente intervenga affinché il giovane Marco De Santis non muoia come Stefano Cucchi e tante altre vittime di un obbrobrio degenerativo non consono neppure a tempi di guerra nei confronti di prigionieri politici o prigionieri di guerra, e affinchè la vittima di questo obbrobrio che offende tutti in sensibilità e coscienza democratica e civile, possa riprendere a nutrirsi, dal momento che, distrutta all’improvviso in ogni aspetto della sua vita, defraudata di dignità personale, figli, lavoro e famiglia, Marco De Santis - questo sconosciuto - ha iniziato da oltre 20 giorni uno sciopero della fame, inascoltato da tutti ma speriamo, non da Lei.
    Sicuri del Suo sollecito interessamento, che se ci sarà, con la tempestività che il caso richiede, ci eviterà interpellanze, mozioni e ricorsi ad Amnesty International e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ed altre iniziative anche, nostro malgrado, a Suo demerito,
    porgiamo i nostri deferenti saluti.

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