Olafur Ragnar Grimsson, presidente della Repubblica d’Islanda, ha deciso di non firmare una controversa legge che prevede il rimborso di oltre 5 miliardi di dollari al Regno Unito e ai Paesi Bassi: al posto del discusso testo normativo verrà invece indetto un referendum, a seguito della petizione presentata da ben 60.000 cittadini. Quali sono i motivi di tanta opposizione alla legge? Quest’ultima è stata progettata per ricompensare quei governi che hanno perso tutti i loro risparmi a seguito del fallimento di Icesave, la banca islandese che ha dichiarato bancarotta nel 2008, agli albori della crisi economica. Il testo era stato approvato lo scorso 30 dicembre dal parlamento della nazione scandinava, l’Althing, ma è necessaria in questi casi anche l’approvazione del presidente. Alcune fonti parlano chiaramente di una vasta percentuale di islandesi (addirittura il 70%) pronta a votare no al quesito referendario. Sarà ora compito del governo di Reykjavik decidere come procedure: le possibilità sono sostanzialmente due, prendere in considerazione l’esito del referendum, oppure riaprire i negoziati con Regno Unito e Olanda circa le modalità di rifinanziamento.
I cittadini si sono opposti immediatamente alla legge, spiegando come ritengano ingiusto essere costretti a pagare per gli errori commessi dalle banche: in effetti, il rimborso in questione si sarebbe riversato sui contribuenti, i quali avrebbero dovuto versare 12.000 euro a testa per la totale compensazione del debito. Le uniche preoccupazioni del parlamento islandese sono per il momento quelle relative all’immagine dell’Islanda all’estero dopo queste vicende controverse. In effetti, cresce il risentimento di Londra e Amsterdam, le quali vedono nella nazione nordica l’atteggiamento di chi non vuole entrare a far parte del sistema finanziario internazionale. La situazione è davvero drammatica: è a rischio l’ingresso nell’Unione Europea dello Stato e, inoltre, l’agenzia di rating Fitch ha provveduto a declassare il rating islandese al livello BB+, ma non si può nemmeno negare il diritto della gente di esprimere le proprie opinioni circa la politica interna.
Come si è giunti a questo vero e proprio dramma economico? Le banche islandesi hanno cominciato a fallire a ottobre 2008, costringendo il governo di Reykjavik ad assumerne il controllo; un mese dopo, il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un prestito da 2,1 miliardi di dollari per il paese, mentre il 2009 è stato caratterizzato soprattutto dal rifiuto di Gran Bretagna e Olanda di accettare i termini di pagamento del rimborso dei propri correntisti. La decisione del presidente Ragnar Grimsson è stata presa soprattutto per venire incontro alle reazioni della gente: sono in molti a credere che l’Islanda stia pagando un prezzo eccessivamente alto per la sua crisi interna, ma c’è anche chi è convinto che la legge sia un passaggio fondamentale per la ripresa economica.
A questo punto bisogna affidarsi solamente al referendum, con la speranza che possa essere lo strumento più giusto e risolutivo per venire incontro agli islandesi e alla loro voglia di uscire dalla congiuntura economica negativa.
Simone Ricci
Foto in licenza CC, Attribuzione, di ezioman


[...] L’affermazione è di Olafur Ragnar Grimsson, presidente dell’Islanda, che ha rifiutato di firmare la legge che prevede quattro miliardi di euro di compensazione al Regno Unito e all’Olanda, tra gli [...]
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