Rosarno: non è cosa nostra

di Sofia Riccaboni - Jan 9th, 2010 Categoria Editoriali.

immigrato

Rosarno ormai lo conoscono tutti. Fino a due giorni fa era un anonimo paesino della Calabria. Ora, invece, gli italiani sanno che esiste. E non perchè nel 2008 è stato un comune commissariato per sospette infiltrazioni mafiose, ma perchè, ci raccontano tv e giornali, i neri lo hanno invaso. Messo a ferro e fuoco.

“La rivolta dei neri”, titolavano ieri i tg nazionali. La rivolta di un colore: non di persone, di esseri umani. Di neri. Questa parola ci rimbalza in testa da due giorni. Perchè “i neri”, fino a ieri, non davano fastidio a nessuno. Perchè “i neri” sino a ieri erano semplici schiavi senza catene, costretti a lavorare 16 ore al giorno per poco più di 20 euro. Perchè stavano zitti e accettavano tutto pur di lavorare. Perchè non si lamentavano nemmeno quando la sera, stanchi, si trovavano tutti insieme a dormire in una ex fabbrica, in terra, con mezzi di fortuna. “I neri” che tanto danno fastidio ora non sono più lì, sono stati trasferiti. Cosi ricominceranno la stessa vita in un altro comune.

E intanto a noi, che siamo di qua, che non vediamo con i nostri occhi, ma con quelli distorti di telecamere e cronisti, arriva solo che “i neri” hanno fatto questo e quello. Arrivano le notizie che “i neri” hanno assalito macchine di passaggio, rovesciato cassonetti e che un tot di loro sono stati arrestati. Passa sottovoce che qualcuno gli ha sparato, “ai neri”, anche il sindaco dice: “E’ un caso isolato, nulla di grave”. Insomma, tanto sono “neri”, non ci importa di sapere se gli sparano addosso o meno.

Intanto la nostra politica punta il dito sull’immigrazione clandestina: quello è il problema. “I neri” sono in rivolta perchè sono clandestini: ecco cosa ci vogliono dire da due giorni. E tuttavia si continua ad alimentare razzismo dove già ne troviamo a sufficienza. Il problema sono loro, “i neri”, non la mafia che li gestisce e che li fa lavorare in ‘nero’ - qui si che ci vuole - che li sfrutta sino allo sfinimento. E se qualcuno si lamenta? Botte, nel migliore dei casi. Tanto sono clandestini e non si possono difendere.

Il problema è che la crisi economica ha messo in ginocchio tutti, anche i padroni dei campi che sino a poco tempo fa li cercava, “i neri”, per farli lavorare sottocosto, mentre oggi non li vogliono più: li buttano via. Non gli servono, perchè conviverci? Tanto, espulsi questi, se ne trovano altri di disgraziati che cercano di portare a casa un po’ di pane, che sono disposti a tutto pur di sfuggire a una guerra che, nel loro Paese, li vedrebbe sicuramente stare peggio.

Ma tutto questo non ci interessa: non è “cosa nostra”, è un problema loro. A Rosarno i braccianti non servono per ora, quindi via, come succedeva per gli schiavi in tempi che pensavamo ormai passati. Tutti insieme, 200, nella notte, quando nessun occhio può vedere o restare turbato, caricati e deportati in un posto nuovo, tutto da capo, tutto da rifare. Fino alla prossima rivolta.

Sofia Riccaboni    

3 Responses for “Rosarno: non è cosa nostra”

  1. dorothea says:

    grazie per questa pubblicazione, per questo punto di vista che nessuno vuole vedere…..

  2. ferdinando says:

    Fosse solo Rosarno…tutta l’italia (la scrivo volutamente minuscola) è un paese razzista governato parallelamente ovunque dalle mafie…peggio di così…

  3. Condivido quello che hai scritto e il tuo giusto sdegno: sdegno che dovrebbero provare tutte le persone civili di questo Paese, ormai in balia di una pericolosissima deriva razzista, xenofoba e reazionaria..

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