È passato quasi un anno da quel giorno in cui tutti apprendavamo dalla tv che finalmente Eluana aveva trovato pace. E’ passato quasi un anno dalle polemiche, dai decreti, dalle accuse fatte contro un padre che altro non voleva che rispettare la volontà di sua figlia: non essere trattenuta in uno stato che non voleva. E’ stato fatto di tutto per impedire che questa cosa accadesse. Si sono usati mezzi subdoli e, da un certo punto di vista, mafiosi nei confronti di chi avrebbe potuto permettere di staccare quella spina, cercando di ricattarli e di porre briglie che non avevano senso, ne civile ne legale. Fortunatamente papà Englaro non si è arreso ed è notizia di poche settimane fa che sia stato anche prosciolto dalla infamante accusa di omicidio che qualcuno aveva pensato di caricare su quest’uomo, già sufficientemente carico di dolore da non accorgersi di altro.
Ad un anno da tutto questo ecco che arriva un nuovo caso. Questa volta non si tratta di coma vegetativo, ma la cosa cambia poco. Un uomo costretto a letto, senza nessun tipo di speranza di riprendersi, costretto ad assistenza forzata, non più in grado di gestire nulla da solo, nemmeno la parola. Un uomo, perchè è e resta un uomo, curato solo dalla sua famiglia, che gli ha permesso sino ad oggi di sopportare questa condizione “umana”, se così la possiamo ancora chiamare. Una famiglia che ora non ha nessuna speranza di vedere questo suo uomo assisitito e accudito.
Troppo tempo, troppa fatica, nessun aiuto. La soluzione: eutanasia. Togliere dalle sofferenze il proprio caro, fargli fare un viaggio lungo migliaia di chilometri per permettere a lui, ma anche a se stessi, di staccarsi da questo dolore. Una vita che non è vita, non è quella che noi intendiamo. Chissà se c’era mai stato prima in Belgio, chissà se ha capito che cosa sta succedendo e perchè. Chissà cosa direbbe.
Intanto lo Stato, che tanto ha fatto lo scorso anno per salvare Eluana arrivando a dire cose assurde sul suo grado di salute, non risponde. Non si muove. Non fa nulla, troppo impegnato a difendere leggi discutibili, come l’estensione del periodo della caccia, o l’obbligo del crocifisso nelle aule e nei luoghi pubblici.
Uno stato che non vuole lasciar morire chi vorrebbe farlo. Uno stato che lascia morire chi vorrebbe vivere. Un insieme di politici e politicanti che dovrebbero riflettere sul termine eutanasia, perchè forse i primi ad averne usufruito sono stati proprio loro, che hanno portato il nostro Stato a uno condizione di morte assoluta, dove nessun diritto è rispettato se non fa rumore, se non fa audience televisivo, se non porta voti.
Sofia Riccaboni


Articolo bello e atroce nella sua corrispondenza alla realtà, alla società dello spettacolo e della mercificazione di tutto, anche del dolore altrui.
grazie daniela