Finalmente una buona notizia per gli ammalati di diabete di tipo I (quello cosiddetto insulino-dipendente o giovanile) per i quali l’unica terapia possibile è sempre stata quella della somministrazione quotidiana di insulina, per via parentale. Come sappiamo, la presenza ottimale di quest’ormone secreto dalla ghiandola del pancreas, è di fondamentale importanza per la corretta sintesi glicemica dell’organismo, ma essendo in questo tipo di pazienti del tutto deficitaria, deve essere assunto dall’esterno a beneficio della propria esistenza, per tutta la vita.
Per venire incontro ai molteplici inconvenienti avvertiti dai diabetici a causa di questo tipo di pratica invasiva, è stato testato presso l’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, il primo prototipo intelligente di pancreas artificiale su un gruppo di diciassette giovani pazienti, tutti bambini e adolescenti tra i 5 e i 18 anni di età. Si tratterebbe, in sostanza, di un dispositivo automatizzato a ‘circuito chiuso’, dotato di un algoritmo in grado di monitorare a intervalli regolari i livelli di glicemia nel sangue, e di rilasciare in caso di bisogno la giusta dose di farmaco necessaria alla sopravvivenza del paziente. Questo pancreas sintetico verrebbe in definitiva ‘indossato’ dall’ammalato, notte e giorno, come una sorta di macchina intelligente ’salvavita’ che, attraverso un sofisticato software, istruisce una pompa a rilasciare insulina, garantendogli un’assistenza individuale continua e duratura.
La notizia, riportata venerdì scorso dalla prestigiosa rivista medica inglese, The Lancet, ha quasi del sensazionale, se si pensa che fino a poco tempo fa gli unici prototipi di ‘macchine’ utilizzate in questo tipo di approccio terapeutico erano il cosiddetto Biostator, il primo pancreas artificiale - ancora dipendente dall’infusione sottocutanea che presentava non pochi problemi di veicolazione, nonché di dimensioni - e una pompa impiantabile (soggetta a ricambio ogni tre mesi) che rilasciava la dose occorrente di insulina nella cavità peritoneale, travasandola quindi nella vena porta. Attraverso quest’ultima, infine, giungeva al fegato il ‘comando’ di arrestare la produzione epatica di glucosio. In realtà, un meccanismo quantomai artificioso e complicato, non privo di pericolosi effetti collaterali, come l’accumulo di fluidi e di batteri in situ - con relativa formazione di rash cutanei dovuti alla tasca impiantata sottocute - e via discorrendo, fino ad arrivare a contemplare addirittura il rischio di blocco meccanico della pompa.
L’equipe inglese diretta dal dottor Roman Hovorska dell’Institute of Metabolic Science dell’Università di Cambridge, nella quale figurano tra l’altro anche i ricercatori italiani Alessandra De Palma e Carlo Acerini, ha potuto constatare che la glicemia si è mantenuta entro livelli apprezzabili anche se i piccoli pazienti, tenuti sotto osservazione per cinquantaquattro notti all’Ospedale Addenbrooke di Cambridge, avevano cenato lautamente o si erano impegnati in sforzi fisici che, in altre circostanze, avrebbero potuto sballare del tutto la curva di glucosio, portando all’accumulo di insulina (in inglese insulin stacking) e allo shock ipoglicemico concomitante.
Il diabete di tipo I compare nella letteratura medica come facente parte delle cosiddette malattie autoimmuni, vale a dire di quelle malattie che coinvolgono l’intero organismo nella distruzione dei suoi stessi tessuti o organi interni che, nel caso del pancreas, significa essere letteralmente ‘digerito’. Secondo il dottor Hovorska, il successo del suo test è dovuto soprattutto all’alta affidabilità di questo tipo di macchina, e ha aggiunto non senza un pizzico d’orgoglio: “I risultati mostrano chiaramente che questo tipo di dispositivo congiunto con un algoritmo di sviluppo efficace, come quello da noi sviluppato, può migliorare in maniera significativa il controllo del glucosio nei bambini e ridurre di molto il rischio ipoglicemico notturno. ”
Stando a queste confortanti premesse, avvalorate anche dalla facilità d’uso del dispositivo testato dagli scienziati inglesi, sembra che questo pancreas artificiale si stia delineando come uno dei massimi alleati dei pazienti diabetici, ospedalizzati e non, che grazie al suo contributo otterrebbero maggiore controllo sulle proprie vite e un’esistenza di tutto rispetto.
Giovanni Silletti


[...] Diabete: a Cambridge si sperimenta il pancreas artificiale Finalmente una buona notizia per gli ammalati di diabete di tipo I (quello cosiddetto insulino-dipendente o giovanile) per i quali l’unica terapia possibile è sempre stata quella della somministrazione quotidiana di insulina, per via parentale. blog: Periodico Italiano | leggi l’articolo [...]
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