A Iqaluit, in Canada, cittadina di seimila abitanti a soli 300 km dal Polo Nord, si è concluso il 6 febbraio il G7, che ha visto riunirsi i ministri finanziari e i governatori delle banche centrali con l’intento di proseguire le politiche di rilancio dell’economia mondiale.
La situazione “migliora, ci sono buoni segnali. Bisogna continuare con gli stimoli”, ha dichiarato il ministro delle Finanze canadese, Jim Flaherty. “Le istituzioni finanziarie devono condividere i costi della crisi”, ha aggiunto. “La ripresa globale è partita” e sembra “più veloce” di quanto previsto, ha ribadito il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner. Quest’ultimo, in merito alla riforma della finanza, ha precisato che ci saranno regole comuni, “con diversi approcci ma non divergenze”.
Dello stesso avviso sia Lagarde sia Draghi. “C’è un completo consenso per ridurre al massimo l’arbitraggio regolamentare”, di cui qualcuno potrebbe approfittare. “Non è vero che la nuova regolamentazione impedisca la ripresa” perché sarà adottata con “la dovuta gradualità”, osserva Draghi. E’ stata anche discussa l’opportunità di chiedere più flessibilità sui cambi delle valute alle grandi economie avanzate, così come un possibile contributo del settore bancario a sostenere i costi determinati dalla crisi economica globale.
Sul tavolo anche il nodo del debito e i timori legali alla situazione dei conti pubblici di Grecia, Spagna e Portogallo. “Abbiamo ricevuto degli aggiornamenti sulla situazione. Il debito europeo è una materia dell’Unione Europea non del G7″ ha tagliato corto Flaherty.
Il numero uno dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker ha chiarito che le pressioni sui conti pubblici di alcuni Paesi dell’area euro verranno gestite senza chiedere aiuti al Fondo monetario internazionale. E, sulla Grecia, la situazione è “seria”, ha riconosciuto, ma verrà risolta e per questo Atene ha assunto misure che vanno “nella giusta direzione”. “Abbiamo fornito un aggiornamento sugli sforzi e l’impegno del governo greco. I Paesi dell’area euro continueranno a monitorare l’attuazione del programma di stabilità. Aspettiamo e siamo fiduciosi – spiega il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet – che il Governo greco assuma tutte le iniziative” per riportare il deficit sotto il 3% del PIL entro il 2012.
Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Giappone si sono inoltre impegnate a lavorare con le istituzioni e i creditori internazionali di Haiti affinché le venga condonato il debito. Il debito estero totale di questa nazione è di circa 890 milioni di dollari, il 41% con la Banca Interamericana di sviluppo e il 27% con la Banca Mondiale. Gli Stati che non sono membri del G7 sono stati chiamati a seguire l’esempio, soprattutto Venezuela e Taiwan.
I ministri e i governatori si sono poi confrontati sul futuro del G7, che non sparirà e si riunirà a margine dei lavori del FMI in aprile a Washington. “E’ importante in termini di coesione monetaria e fiscale” osserva Lagarde. “Questo incontro”, aggiunge Flaherty, è la prova che il G7 può rappresentare la prima risposta alle crisi”.
Giulia Terrana
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