La stazione Termini di Roma protagonista di un evento che ha del surreale e che ha intrattenuto piacevolmente passeggeri e viaggiatori.
Una coppia comincia a ballare sulle note della canzone “Stay Just a little bit longer” di Dirty Dancing, poi si uniscono rapidamente a loro adolescenti, quarantenni, ballerini professionisti e dilettanti per un ‘flash mob’ – ossia tutte quelle forme di aggragazione spontanea che corrono sui circuiti della comunicazione alternativa fatta di social network ed sms- dal titolo “Tutti possono ballare“, organizzato questa volta dal dipartimento Urban Art Project del Lanificio Factory, uno spazio polivalente in via di Pietralata.
Dopo l’omaggio a Dirty dancing sono seguiti un valzer sulle note di “Libiamo” dalla Traviata di Verdi, quindi un twist di Chuck Berry e le note elettroniche dei Daft Punk con “Around the World“, poi a conclusione gli Wham, “Wake me up before you go-go“.
I ballerini si sono poi ritirati in buonordine disperdendosi in mezzo ad una folla entusiasta, con gli occhi sgranati e increduli.
Fancesco Minotti, 32 anni, ideatore dell’evento alla stazione Termini, racconta come è nata l’iniziativa: ”Il concetto alla base è semplice: non è necessario essere ballerini per ballare. Abbiamo cominciato un po’ per gioco un po’ perché volevamo sfatare un pregiudizio diffuso – spiega poi - quello che il flash mob sia soltanto una forma di protesta o rivolta giovanile. Il flash mob, invece, come insegnano gli anglosassoni, è principalmente una forma di aggregazione, un momento di rottura della routine quotidiana: insomma, un modo per stare insieme e condividere passioni. ”
A Termini non ci sono stati collegamenti con gli sponsor come invece era accaduto sia alla stazione Centrale di Milano, che alla Liverpool Station di Londra.
I partecipanti, dai 12 ai 70 anni, sono stati tutti convocati via Facebook, con un folto gruppo che è arrivato da Napoli e molti che si sono aggiunti successivamente.
E alla fine, prima di allontanarsi, i ragazzi e le ragazze del flash mob sono stati ringraziati dagli applausi dei passeggeri.
Per una volta a Termini non si è parlato soltanto di ritardi dei treni e di alta velocità.
Antonietta Usardi

