Tasse, addio modello 730: tra cinque anni niente più dichiarazione dei redditi

By | novembre 13, 2017

Grandi novità dal nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini: il Fisco del futuro avrà delle novità per i contribuenti

Erario e tasse, addio Unico e 730: Agenzia delle Entrate al servizio dei cittadini

Presto non sarà più necessario presentare la dichiarazione dei redditi in via telematica, come ad esempio la attuale dichiarazione precompilata, ma neanche attraverso l’invio del modello cartaceo 730. E’ una delle tante novità che, nel medio periodo, dovrebbero rivoluzionare il rapporto tra Fisco e contribuente secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Intervistato da Repubblica, nuovo direttore ex Equitalia delinea le principali direttrici della riforma del Fisco. Il cittadino-contribuente deve essere messo al centro e non relegato a semplice pagatore. L’unica maniera per attuare questo cambiamento è attraverso una semplificazione delle richieste e delle comunicazioni tra i vari soggetti coinvolti fiscalmente.

Cosa si dovranno aspettare i contribuenti italiani in futuro e come sarà questa nuova riforma dell’amministrazione fiscale.

Dichiarazione dei redditi abolita in cinque anni

Secondo Ruffin,i i tempi sono ormai maturi: entro massimo 5 anni  avverrà l’eliminazione della dichiarazione dei redditi. Il processo verso questo obiettivo è già iniziato con la dichiarazione precompilata che, nelle intenzioni del direttore dell’Agenzia delle Entrate, rappresenta un passaggio intermedio in questa direzione. In pratica, il contribuente da soggetto controllato diventa controllore del corretto operato dell’Erario. Infatti, già oggi la tecnologia consente di poter accedere a tutti i dati significativi necessari per poter ricostruire il reddito dei cittadini. Di conseguenza, il Fisco presenterà al contribuente una ricostruzione veritiera della sua capacità reddituale, che il contribuente avrà il diritto di verificare ed, eventualmente, contestare nel caso ritenesse che l’elaborazione effettuata sia erronea. Insomma, è il cittadino che fornisce i dati all’Agenzia delle Entrate, ma che controlla anche il suo lavoro, visto che il Fisco sta erogando un servizio a pagamento. Certo è che pagare le tasse non è sempre facile e per chi volesse aumentare il proprio reddito e arrotondare lo stipendio con un’attività legale,  ecco una guida semplice al trading online.

Fisco, riduzione del contenzioso e rapidità nella restituzione dell’indebito

Il nuovo direttore ha anche indicato quali sono gli obiettivi dell’Agenzia delle Entrate nella gestione del contenzioso tributario, ma anche nel riconoscere gli errori del Fisco e, di conseguenza, nella necessità di restituire quanto indebitamente riscosso dal contribuente il più velocemente possibile. Infatti, molti contribuenti, nonostante dichiarino tempestivamente degli errori, si vedono negare per anni il rimborso a causa della troppa burocrazia e delle lunghe tempistiche. Il raggiungimento di questo obiettivo sarà facilitato da un processo di semplificazione normativa, ma anche da un maggiore rispetto del tempo perso dai cittadini. Anche in questo senso nel corso dell’ultimo anno si sono fatti dei progressi, infatti, l’Agenzia delle Entrate ha restituito ben 10 miliardi di crediti IVA e 2 miliardi di imposte sui redditi. Inoltre, anche nel contenzioso tributario l’Agenzia delle Entrate risulta vittoriosa in 7 casi su 10. Ruffini ha anche rivendicato i buoni risultati ottenuti dalla prima rottamazione delle cartelle esattoriali che spinge a ritenere possibile un analogo risultato per la versione bis, soprattutto ora che si sono aperte le porte anche ai vecchi ruoli dal 2000 al 2016. Nell’intervista con Repubblica, ha precisato che questo non è un condono come evidenziato da diversi media. Viene, data la possibilità ai cittadini di mettersi in regola senza dover pagare interessi e sanzioni eccessive.  E nell’ottica di dare un servizio al contribuente, si vogliono introdurre ulteriori innovazioni, come sapere attraverso il Bancomat se si hanno carichi pendenti con l’Erario o la ricezione di SMS sul proprio smartphone.